Recensione al Libro Lungimiranza

Nel nuovo numero della rivista Laurentianum è uscita la recensione al mio libro “La Lungimiranza”. Chi la volesse leggere la trova qui –> LAURENTIANUM ANNO 1-2020_Recensione Lungimiranza!

Un ringraziamento a padre Luigi Martignani per la recensione!

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18 maggio…ripresa commossa o grigio ritorno?

Da lunedì 18 maggio p.v. si tornerà a celebrare con la partecipazione dei fedeli.

Mettendoci dalla parte di chi presiederà le celebrazioni evidenziamo due possibili rischi: da una parte ci sarà chi scivolerà nel commentare solamente la pandemia da Corona-virus snocciolando dati scientifici e medici estrapolati da ore e ore passate davanti alla TV o ai social media erigendosi ad esperto (senza essere dottore né di medicina né tanto meno di teologia) fin quasi dimenticandosi di annunciare la Parola. Dall’altra parte ci sarà chi inflessibilmente commenterà la Parola di Dio e la liturgia senza un minimo accenno alla situazione concreta che i destinatari (e lui) stanno vivendo e attraversando. Ebbene, questa ripresa sarà proprio l’occasione per risvegliare quella virtù che un oratore deve praticare: impastare il messaggio sempre attuale della Parola di Dio con la vita concreta dei destinatari dell’annuncio stesso; esercizio non certo facile, che va preparato con cura, senza improvvisazione o pressappochismo.

Infine, quale testo biblico può inquadrare questa ripresa? A voi che leggete, una domanda: quale brano biblico andreste a rispolverare perché assomigliante al giorno tanto atteso della ripresa? Beh, io propongo, tra i tanti, il passo di Neemia al cap. 8. Esdra, lo scriba, sale su un ambone poco più che d’emergenza e apre il Libro della Legge, ritrovata dopo l’esilio. Il popolo, che “si radunò come un solo uomo” (v. 1) ascolta dalla voce dei leviti (cf. v. 7) e la spiegazione della Legge finché per l’emozione “tutto il popolo piangeva” (v. 9). È uno dei testi più commoventi della Sacra Scrittura. L’emozione forse non sarà la stessa, ma ci auguriamo di riassaporare e rigustare in unità il momento della partecipazione al mistero eucaristico. Buona ripresa!

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25 aprile – Festa di San Marco –

Quasi al termine di questo periodo di quarantena, che rimarrà nella storia, queste poche righe cercano di trovare cose positive da quella che rimane, per molti aspetti, un avvenimento negativo, se non altro per le numerose, troppe, vittime.

All’inizio di questo anno pastorale avevo compiuto una cosa per me insolita: leggere una lettera pastorale di un Vescovo alla sua Diocesi. Poiché spesso sono troppo politicamente corrette e insipide e quindi anche poco incisive è un esercizio che tendo a rinviare fino a non svolgerlo.

Tuttavia di mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, persona da me stimata – nonché incontrata aumentando in me la stima per lui – lessi la Lettera Pastorale dell’autunno scorso (qui anche recensita). Il titolo, e mi fermo a quello, era “La situazione è occasione”. Eh sì, ogni situazione è occasione per leggere in profondità le cose che ci accadono, anche le più semplici e i credenti sono chiamati a farlo con fede. Applicare questo procedimento all’emergenza attraversata è quindi inevitabile.

 

Nulla è scontato

In questa “reclusione” abbiamo fin da subito imparato a capire che nulla va dato per scontato. Non va data per ovvia la nostra libertà e quindi occorre ringraziare maggiormente per questo dono che abbiamo il privilegio di vivere. Non va nemmeno data per scontata la partecipazione alla Santa Messa che spesso passivamente subiamo o peggio ancora tralasciamo. Senza entrare nelle polemiche che la decisione di celebrare senza la partecipazione dei fedeli ha suscitato, alcune sensate altre meno, dobbiamo cogliere questo insegnamento prezioso anche nell’ottica dell’ormai inarrestabile calo dei sacerdoti. Quando sarà possibile di nuovo prendere parte al banchetto eucaristico facciamolo con gratitudine e con sentimenti di ringraziamento per quel Dono che trascuriamo e col rispetto di chi, perseguitato nel mondo, pur di averLo rischia la propria vita ogni Domenica.

 

Corpo mistico

Abbiamo maggior coscienza di cosa significhi far parte di quello che san Paolo prima, e la Chiesa dopo, chiama “corpo mistico”. Tra i diversi riferimenti scritturistici si può leggere 1Cor 12,12ss. per capire come ognuno è utile nel Corpo di Cristo. In senso spirituale si è sempre insegnato che le conseguenze del peccato personale inficiano la salute di tutto il Corpo, ma è più vero ed edificante pensare che, al contrario, ciò che di bello e buono si fa dà beneficio non solo a me ma anche alle altre membra. È chiaro allora che il celebre “distanziamento sociale”, lo “stare in casa” e le innumerevoli rinunce le si sono accettate come segno di carità per le membra più deboli. L’eventuale egoismo personale nel trasgredire queste indicazioni non metteva in pericolo solo la nostra salute ma soprattutto quella degli altri anche di quelli meno forti.

 

Tempo o voglia?

Un ultimo insegnamento che con onestà abbiamo rinfrescato – non scoperto perché con una certa trasparenza era ben noto – è quello di non più confondere il “non avere voglia” con il “non avere tempo”. Quante volte nell’ordinarietà della vita per non compiere determinate azioni ci si nasconde dietro la mancanza di tempo. In queste settimane il tempo lo abbiamo avuto, ma alcune cose ancora restano da fare o si possono compiere in maniera migliore. Non riferiamoci solo ad azioni troppo concrete ma anche ad attenzioni e atteggiamenti verso gli altri. Ci ha senz’altro fatto piacere ricevere telefonate veramente inaspettate o chiamare chi da tempo non sentivamo, ma che delusione anche non riceverne da chi avrebbe dovuto comporre il nostro numero.

 

Grazie!

Come sempre non tutto è stato negativo e non tutto è stato positivo. Ringraziamo però, prima di tutto se non siamo stati colpiti dalla malattia fisica e facciamo tesoro di quello che questi mesi ci hanno, loro malgrado, insegnato.

Per paradosso l’austerità della quaresima poteva anche essere impreziosita dalla “novità” della quarantena ma essa si è protratta fino quasi a soffocare la gioia pasquale. Le settimane passano e l’insofferenza cresce.

Ancora un po’ e qualcosa cambierà. Pazientiamo ancora e, se possiamo, nonostante tutto, ringraziamo!

W san Marco!

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Leggendo in qua e in là

Sto leggendo diversi testi per preparare il prossimo libro e di solito leggo testi extra biblici e non direttamente teologici prima di affrontare poi il tema anche con questi sussidi più specifici. Nel libro “La Lungimiranza“, se ricordate, in prefazione misi un passo del Gattopardo molto adatto al tema.

Ebbene, in questi giorni di quarantena stavo leggendo il breve testo di Beckett “Aspettando Godot“. Un testo che ammetto non ho capito molto, ma l’ambiguità  è uno degli obiettivi che l’autore si era prefisso e con me lo ha raggiunto. Quando ho letto quello che vedete riportato nella foto (a pag. 94 del libro ed. Einaudi) ho pensato a quanto fosse adatto alla situazione di “costrizione” che stiamo vivendo.

Dita la vostra in un commento…e continuiamo a leggere, almeno leggendo non ci sentiremo “costretti” da nessuno ma viaggiamo molto lontani!

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Sentinella, quanto resta della notte?

Quale passo biblico potrebbe accompagnarci in questo periodo? Si potrebbe scegliere (con intelligenza e senza forzature apocalittiche) tra diversi versetti della Sacra Scrittura, in special modo tra qualche Salmo in cui l’orante in difficoltà chiede al Signore di non abbandonarlo.

Io propongo questo passo di Isaia, l’oracolo su Dumah (che i LXX hanno collegato ad Edom).

Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?».
12La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!».” (Is 21, 11-12)

Un testo che mi richiama una lezione del prof. Gianotti (attuale Vescovo di Crema) nella quale egli ci segnalava anche il celebre romanzo di Lucentini e Fruttero “A che punto è la notte“.

Diverse sono le interpretazioni della risposta della sentinella (v. 12) ma certo ad Israele oppresso interessa sapere quanto ancora c’è da soffrire. La domanda sembra non trovare piena accoglienza, o forse la risposta invita a cambiare prospettiva, un’indicazione la fornisce: domandate, convertitevi, venite!

Siamo in Quaresima prima ancora che in quarantena, non dimentichiamolo!

Buon cammino!

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Vatican Insider parla di noi!

Onorato di questa recensione!

Chi volesse leggerla al completo può cliccare qui

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Grazie!

Un ringraziamento a chi ieri sera (16 gennaio) è intervenuto alla serata di presentazione del libro “La lungimiranza”. Un grazie in particolare a mons. Vescovo, don Giorgio e don Carlo. Chi fosse interessato al libro con dedica, (10€ + s.s.) scriva un email a mrcgiordano@email.it

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Vi aspetto

Vi aspetto alla presentazione del mio nuovo libro.

Con il Vescovo Mosciatti e mons. Giorgio Sgubbi!!! Non mancate!!!

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La Lungimiranza

Con un pizzico di orgoglio posso finalmente svelare il mio nuovo libro edito da Edizioni Messaggero Padova.

Un testo sulla lungimiranza con prefazione di Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena Nonantola!

Sulla lungimiranza quali caratteristiche possiamo trovare nella Sacra Scrittura?

Si propone un percorso biblico-teologico su questo tema sempre troppo poco diffuso. Buona lettura!

Chi volesse il libro con la dedica mi scriva una mail a mrcgiordano@email.it e verrà spedito a soli 10€ + s.s.

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I miei dieci libri?

Recensendo il libro di Massimo Recalcati, A libro aperto. Una vita è i suoi libri (Feltrinelli 2018) potremmo anche noi pensare a quali sono i dieci libri che più ci hanno fatto crescere e cercare di descriverli.

Un esercizio istruttivo, utile e impegnativo.

Buon lavoro!

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